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Il complesso dell’ex convento di Santa Chiara

La storia del complesso architettonico dell’ex Monastero di Santa Chiara di Urbino è legata alla famiglia dei Montefeltro in virtù della sepoltura delle due mogli del Duca Federico – Gentile Brancaleoni e Battista Sforza – e della clausura di sua figlia Elisabetta, rimasta vedova di Roberto Malatesta. In seguito il casato dei della Rovere adibì la chiesa annessa al convento a Mausoleo di Famiglia.

Il Monastero fu fondato per volere di Federico da Montefeltro nel 1445 (come riportato da testimoni attendibili quali Bernardino Baldi e Vespasiano da Bisticci). Prima vi era un Conservatorio Di Donne Nobile Vedove che nel 1456 ricevettero la regola dell’osservanza di Santa Chiara

Probabilmente il progetto di ristrutturazione fu affidato all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Tale attribuzione troverebbe conferma nelle tecniche costruttive adottate nel monastero. La prima attribuzione del progetto a Francesco di Giorgio Martini è dovuta al conte Giacomo Ubaldini discendente della famiglia ducale. In data 29 giugno 1862 il conte indirizza una lettera al Governo con la raccomandazione che il monastero fosse rispettato come monumento in quanto “disegnato e diretto da Francesco di Giorgio Martini senese e Baccio Pontelli fiorentino”. Baccio Pontelli era un abile intarsiatore e maestro del legno. La collaborazione dei due architetti durò fino alla morte del Duca Federico avvenuta nel 1482.

Sappiamo anche che nel 1494 Elisabetta da Montefeltro, quando entrò in convento con il nome di suor Chiara, impegnò la sua dote che permise l’ampliamento del Monastero. Nel 1502, con l’ascesa nel ducato di Urbino di Cesare Borgia, i lavori si arrestarono e non si hanno più notizie fino al 1538, anno della morte di Francesco Maria I della Rovere sepolto nella annessa chiesa conventuale.

Le suore clarisse occuparono l’edificio fino al 1864, anno in cui furono allontanate definitivamente dal monastero e l’edificio passò di proprietà al Comune di Urbino che vi collocò prima l’Istituto di Educazione Femminile, poi nel 1904 l’ospedale civile fino al 1974, da allora ospita la sede dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA).

Durante i lavori di ristrutturazione del cortile interno eseguiti nel 1993 si è rinvenuto un interessante sistema di approvvigionamento idrico e di aereazione, molto simile a quello del Palazzo Ducale, che conferma la genialità dell’architetto senese. Attualmente è in corso un nuovo progetto di restauro e recupero dell’ex Convento di Santa Chiara. Oggi più che mai, l’ex Monastero rimane il monumento architettonico urbinate più importante dopo il Palazzo Ducale.

Il ciclo pittorico nella cupola dell’ex Chiesa di Santa Chiara

Lo storico Franco Mazzini nel volume “I mattoni e le pietre di Urbino” chiarisce l’origine e il contenuto pittorico delle tele applicate nella Cupola di Santa Chiara. Si tratta della raffigurazione della “Guarigione degli appestati” datata probabilmente intorno al quarto decennio del XVII secolo. Le tele altro non sono che i “cartoni” preparatori per la decorazione musiva di una cupola della Basilica Vaticana, bozzetti realizzati a Roma intorno al 1668 dal pittore Pietro Berrettini da Cortona massimo esponente della decorazione barocca. Il soggetto principale della raffigurazione era ispirato alla scena apocalittica degli Angeli che segnano con la Croce la fronte di coloro che doveva essere illesi dai flagelli.

Il pittore riuscì a realizzare tre cartoni a grandezza naturale su tela ma il lavoro rimase incompiuto a causa della sua morte (1669) e fu proprio l’allievo Ciro Ferri Romano a completare il progetto. Le tele furono in seguito abbandonate nei depositi della Fabbrica di San Pietro e più tardi inviate per disposizione del cardinale Annibale Albani ad Urbino (1728) per ornare la Chiesa del Monastero di Santa Chiara. I “cartoni” furono adattati alla calotta dell’edificio e ciò comportò l’eliminazione di molte porzioni della scena apocalittica e altre manomissioni. L’intervento di restauro intrapreso dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici delle Marche hanno permesso finalmente il recupero figurativo e cromatico delle tele e la riapertura della Cappella di Santa Chiara.

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