Equilibri. Dalla didattica al progetto con Mario Cresci

ISIA Urbino al Si Fest, 8 – 24 settembre – Savignano sul Rubicone

I progetti che ISIA Urbino presenta in mostra per questa 26sima edizione del SIFEST, Savignano Immagini Festival, sono elaborati realizzati a conclusione del corso che Mario Cresci ha tenuto per i bienni specialistici in Fotografia dei Beni Culturali e Comunicazione, Design ed Editoria.

Mario Cresci, la cui figura artistica può essere considerata tra le più ricche e complete, per intenti ed esiti, della scena italiana, è un protagonista della fotografia sperimentale; la peculiarità del suo percorso sta nella metodologia progettuale, un continuo e proficuo scambio tra l’arte, la grafica e la fotografia, intesa quest’ultima come medium della ricerca artistica e al tempo stesso come riflessione teorica connessa con altri saperi e discipline.

Cresci afferma che intende l’insegnamento come un atto fortemente creativo non solo verso i giovani ma anche verso se stesso: «In questi ultimi anni, aiutato certamente dal mio rapporto continuo con i giovani, la scuola e l’insegnamento – quest’ultimo inteso come laboratorio di ricerca e progetto nell’ambito della fotografia e del comportamento creativo a essa connesso – ho liberato la mia mente e il mio sguardo in ogni direzione del possibile e dell’immaginario senza porre più confini disciplinari, tematiche, generi o tendenze modaiole che mi avrebbero facilitato nel mercato dell’arte e della commercializzazione del mio lavoro professionale.»

Agli studenti ha trasmesso un metodo di lavoro, un modello operativo: ha insegnato loro che non si tratta soltanto di produrre immagini, bensì di ideare dispositivi grafici che consentano di visualizzare un certo modo di vedere e, di conseguenza, di riflettere criticamente sulla realtà contemporanea. Attraverso la sua esperienza didattica, Cresci, avvalora la prassi operativa di Albe Steiner che sviluppa ricerche e contaminazioni tra fotografia e disegno, tra grafica e fotografia, in metodi teorici e operativi nel senso di una comunicazione visiva i cui artefatti si differenziavano per la complessità linguistica (Albe Steiner, Foto-grafia. Ricerca e progetto, 1990).

I progetti in mostra sono un esempio della sua didattica, programmaticamente progettuale, in ideale continuità con la storia dell’ISIA, scuola di progettazione grafica ed editoriale. Un altro aspetto vale la pena evidenziare: questi progetti si presentano come un momento di riflessione sulla portata metodologica dello stesso linguaggio fotografico. Cresci stimola gli studenti in questa direzione: fotografare significa progettare. E progettare la fotografia diventa allora un atto di consapevolezza critica verso la realtà e verso se stessi.

La fotografia è, dunque, una forma di progettazione dell’immagine; si comprende bene, tenendo presente questo assunto, come la produzione fotografica sia trascritta dagli studenti in una forma strutturata di comunicazione.

I ventiquattro libri e tre video, diversi nella metodologia come nella scelta delle scritture fotografiche, mostrano tuttavia un substrato comune: la verifica e l’individuazione della soggettività, un percorso critico che affonda le sue radici nell’analisi dei linguaggi visivi. Quello che gli studenti dell’ISIA hanno interrogato è il modo di guardare; la costruzione dei rapporti e la ricerca delle soggettività si sono espresse indagando il funzionamento dei linguaggi attraverso i quali nella contemporaneità si comunica se stessi agli altri.

Trascrivere il progetto “in forma di libro” è un’esperienza importante, comporta confrontarsi con mezzi tecnologici e più complesse pratiche di fruizione. Il libro come luogo di ricerca si presenta come un complesso sistema di comunicazione che comprende elementi grafici e anche verbo-visuali. Un percorso che pone al centro le interazioni tra la foto-grafia e l’oggetto libro.

In continuità con la storia dell’ISIA, consideriamo il libro fotografico dal punto di vista del processo di comunicazione. Il progetto fotografico “in forma di libro” è una modalità che permette di effettuare un lavoro diverso con la fotografia, non è la mera somma delle singole immagini, disposte in sequenza, ma è il risultato della sperimentazione del linguaggio fotografico in rapporto ai nuovi media, attraverso i quali si esprime la tensione dei giovani a individuare un mezzo di maggiore intensità testuale. Un’opera complessa, non un modo per rendere fruibile la propria produzione fotografica.
Paola Binante
a cura di Mario Cresci, Paola Binante, Stefano Veschi

Autori e progetti in mostra:
Pietro Amoruoso, Real PVC, 2016
Federica Campochiaro, Toccata, 2017
Cecilia Cappelli/Alex Cavuoto, Goodbye Velvet, 2016
Matteo Collina/Stefania Borasca, H-Alpha/Exploring the unfonding map, 2017
Danilo Iantomasi, Tutto è fermo, 2017
Francesco Laera/Irene Sgarro, D’Après, 2016
Maria Rita La Greca, Holding Mother, 2017
Tommaso Lavagnoli, A small essay about violence, 2017
Mbou Margherita Libouri, Porno-Tropics Traditions, 2016
Gloria Maggioli, Kitsch Kitchen, 2017
Mario Makhoul/Marco Tescari, Burn it, 2017
Carmen Malafronte, A Matilde, 2017
Veronica Marsili, Surrealismi postali, 2017
Elsa Moro, Blu, 2016
David Mozzetta/Lorenzo Rindori/Marco Tomassoli, Cloudy Education. Images Through the Logical Universe, 2017
Mattia Parodi/Asia Triandafillidis, Folded Room, 2016
Tommaso Pacetti, Gravity, 2017
Pia Ribstein, Viaggio in Italia, 2017
Giuseppe Romagno, Paesaggio discreto, 2017
Giada Rossi, Ignis Erbarium, 2017
Piergiorgio Sorgetti, The New Surrealist Compliment Generator, 2016
Agnese Tamburrini, Soleil Fotografie, 2016
Luca Ucciero, Screen of consciousness, 2016
Michela Zoppi, Mommy let me play five minutes more/vol.1, 2017

Dall’8 al 24 settembre
Monte di Pietà, Corso Vendemini, 53, Savignano sul Rubicone

http://www.sifest.it/il-festival/allievi-isia-urbino/

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